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Commenti a "Elogio del Dissenso"

per inviare il tuo commento: comattino@elogiodeldissenso.it

Mauro Borghesi  ha scritto:

Caro Antonio,

ho appena finito la lettura del tuo “Elogio del dissenso” e desidero comunicarti alcune riflessioni.
Innanzi tutto grazie. Come al solito è scritto bene ed affronta un tema importante per chiunque desideri essere cattolico oltre un’etichetta di superficie. Di particolare interesse ho trovato la seconda parte, dove proponi temi per un dissenso attuale in questioni come le ambivalenze legate alla pena di morte, la voluta confusione tra desiderio e concupiscenza, o il rapporto tra coscienza e magistero.
Il titolo non poteva essere più azzeccato, mentre la copertina è decisamente bruttina, ma so che non dipende da te.
La tua tesi è continuamente espressa con la domanda “è lecito dissentire?” ed effettivamente anch’io credo e dico da tempo che il problema della Chiesa di oggi non è il celibato, o il sacerdozio femminile, o i rapporti prematrimoniali, o chissà cosa altro ancora… Il problema è parlarne. Parlare di qualunque cosa in modo costruttivo, aperto, senza timori di essere spodestati da una parte e scomunicati dall’altra.
Ma se su questa tesi di fondo mi trovi perfettamente d’accordo, mi chiedo perché non sei andato oltre chiedendoti perché la Chiesa non dialoga, o come dici tu, perché teme il dissenso e impone il consenso. Cosa ha il consenso in più rispetto al dissenso?
Qualcosa in verità dici: la Chiesa non vuole entrare in contraddizione con dichiarazioni del passato. Ma speravo tu approfondissi di più questo dogma della non – contraddizione, o del non dover mai chiedere scusa e ammettere di aver sbagliato. Perché qui si gioca la partita.
La prima parte del tuo libro insiste molto a favore del dissenso, sostenendo che in fondo qualche forma di contestazione nella Chiesa c’è sempre stata nonostante tutti i tentativi della gerarchia di domarla. Non ritengo che questa analisi riesca a provare granchè, perché non è detto che ciò che c’è sempre stato sia per questo giusto. Così è per le guerre, o se vuoi, per il mestiere più antico del mondo, la prostituzione. Un alto prelato potrebbe velocemente risponderti che in fondo anche il peccato c’è sempre stato e sempre ci sarà, perché fa parte dell’uomo decaduto, ma non per questo bisogna andare sempre e comunque dietro a tutto ciò che l’uomo fa.
Io ti chiederei di sviluppare di più in un tuo futuro lavoro le ragioni per cui la Chiesa ha condannato il dissenso ed ha abbracciato il consenso, perché mi sembra che hai tutti gli strumenti per farlo. In particolare vedrei alle radici di questa scelta il fatto che è il popolo stesso che, non essendo davvero cristiano, continua a chiedere al Vaticano cosa pensare e cosa credere. E’ il popolo che delega al vertice una fatica di sintesi interiore che lui non sa fare. E’ il popolo che, per i vertici, và monitorato, che non và “disorientato”, come ricordi anche tu. La gerarchia, spaventata dalla confusione arrecata dal Concilio e dai bassi numeri di affluenza, sta a questo gioco, e sentendosi pienamente legittimata, fa le sue crociate.
Manca poi un più esplicito elogio del consenso. Immagino che quando tu elogi il dissenso non intendi disprezzare il consenso, mentre invece il rischio è che si recepisca questo. Perché non mettere maggiormente in luce che anche il consenso è un bene, anzi forse l’obbiettivo ultimo da raggiungere attraverso la strada fruttuosa del dissenso. Il consenso non è un contro valore, ma lo diventa quando è imposto: questo io lo avrei detto con forza.
Ti dico questo perché mi preoccupa molto il dilagare di un cattolicesimo critico a priori. Sembra, in certi gruppi, che una cosa sia sbagliata semplicemente perché l’ha detta il papa o un cardinale (in parte questo argomento è presente, verso la fine). Io, come te, non approvo questa forma di dissenso a tutti i costi, un dissenso sempre e comunque, dettato più dal bruciore delle proprie ferite che dalle argomentazioni che si stanno trattando. E’ un dissenso che non viene preso in considerazione dai vertici e che divide in mille rivoli le tante anime critiche del mondo cattolico.
Un’ultima annotazione. Tra i bei capitoli della seconda parte sarebbe stato bello anche una visuale critica alla “pastorale ordinaria” che la Chiesa persegue con grande devozione ormai da parecchi anni. Quella pastorale che insiste sul catechismo per la comunione, poi per la cresima. Che propone il coro, l’incontro con il gruppetto in cui si parla dell’amore e dell’amicizia con i sopravissuti…  Quella pastorale che insiste su benedizione alla case, matrimoni, funerali: in una parola, la pastorale che mi ha distrutto come prete e mi ha costretto a lasciare la veste. Ricordo di aver tentato di metterla in discussione, dire “bisogna proprio fare così?”, ma non è stato possibile muovere neanche un sassolino. E non si parlava di dogmi di fede. Si parlava di pastorale, di modalità alternative per giungere allo stesso scopo.
Nella Chiesa di oggi dilagano con grande successo i movimenti e le parrocchie continuano il loro tran tran quotidiano, piangendosi addosso e imprecando contro “i giovani d’oggi che non son più quelli di una volta.
Mi rendo conto che non potevi parlare di tutto in un libretto di 200 pagine. Ci tenevo però a dirti queste cose. Sai quanto tengo in considerazione il tuo pensiero e quanto ti stimo, ma d’altra parte, se questo benedetto dissenso non cominciamo ad esercitarlo tra di noi che lo predichiamo, di certo non lo recepiranno i vescovi.
Ciao, a presto.

 

Alessandro Dallasta mi ha scritto una lunga lettera dove tra l'altro dice:

Caro Antonio,
ho appena finito di leggere il tuo libro “Elogio del dissenso”. Un viaggo in treno e tra andata e ritorno me lo sono bevuto: lo so lo so, poi lo rileggerò con calma. Molto bello; soprattutto mi ci ritrovo molto. Pensa che mentre lo leggevo, pensando che ti avrei scritto le mie impressioni, mi è venuto in mente: “c’è il discorso di Gamaliele che viene proprio a proposito di certi argomenti: devo scriverglielo.” Due pagine dopo tu citavi il discorso di Gamaliele. Impressionante.
Ti butto lì un po’ di pensieri che mi sono venuti in testa, un po’ di brianstorming per dirla all’anglosassone. In cambio però devi promettermi di non dire più “non ho futuro”; se no cosa ti parlo a fare  […..]
Venendo al sodo, ti ripeto che sono molto d’accordo con quello che dici. I concetti del “dissenso affettuoso”, del “litigare tenendosi per mano”, della “comunione dei dissensi” mi accompagneranno per tutta la vita, come già fanno altri concetti collezionati nel tempo. Lo so, dire che non si dissente da un libro che si chiama elogio del dissenso è uno dei dispetti più maligni che si possano fare. Quindi, per non deluderti, cerco un minimo dissenso a quella parte del libro dove parli della onnipotenza di Dio. Mi è sempre sembrato banale l’argomentazione che se Dio fosse onnipotente non permetterebbe il “male”. Così come mi sono sempre sembrate ridicole le “difese d’ufficio” di Dio, tipo dire che il male non lo fa ma solo lo permette: dalla padella nella brace […..]
Venendo alla Chiesa, anche in base a quanto ho detto sopra, forse è giusto che le cose stiano così. Così assurdamente allo sfascio, intendo dire. Come in fondo è sempre un po’ stato. Anche ai tempi di Gesù era così; e Gesù se l’è presa veramente con una sola categoria di persone: i farisei. Credo che anche così volesse darci un insegnamento valido anche per il futuro. Forse è giusto che sia così, dicevo: tra i concetti che ho collezionato nel tempo c’è quello, tratto dalla Bibbia, che racconta cosa sarà la religione vera. Non mi ricordo che profeta, forse Ezechiele, dice che un giorno non ci sarà più bisogno che il fratello istruisca il fratello, perché tutto sarà scritto nel cuore dell’uomo: “porrò la mia legge nel loro cuore”. E Gesù dice alla samaritana che “i veri adoratori del padre mio saranno in spirito e verità”, non su questo o quel monte. E si dice che “cose che cuore d’uomo non ha mai conosciuto, queste ha preparato Dio per i suoi”. E che “lo spirito vi indicherà cosa fare e cosa dire”, spirito “che soffia dove vuole”. Quindi è la coscienza il luogo della fede, il luogo dell’uomo-Dio. Cos’è che favorisce lo sviluppo della coscienza? Lo fa nascere la semina di alcuni concetti positivi, della Parola; e questo avviene ad opera esterna all’uomo, ad opera di altri uomini che tramandano la loro esperienza spirituale. Tipicamente ad opera della Chiesa. Ma poi cresce per attività propria dell’uomo stesso; cresce quando l’uomo, solo con se stesso, si chiede cosa è giusto e cosa è sbagliato. E quanto più sofferta ma più fruttuosa diventa la ricerca quando è solitaria, personale, senza guida esterna o addirittura contro l’opinione di quelle che dovrebbero essere le guide esterne. Questa è l’esperienza del cristiano del dissenso: la tua coscienza sarebbe così viva se una chiesa perfetta ti avesse spiegato tutto ed accompagnato passo passo? No. E questo vale per islamici, buddisti, induisti ed atei (non quelli “devoti”, per carità…). E questo fa si che gli uomini di coscienza si elevino sopra le chiese, le vedano molto relative, e sappiano incontrarsi nel cielo dell’anima. Il progetto di un’etica universale può passare solo attraverso le coscienze, dove vive lo Spirito: al di là e al di sopra delle chiese. La chiesa, le chiese, sono esigenze temporanee: non mi risulta che in un’altra vita ce ne sia bisogno. Devono solo custodire più o meno bene quello che Dio ha dato di se stesso a ciascuna di loro; se lo tradiscono e lo sporcano quasi quasi è meglio, così si capisce che il valore vero è quello, non la chiesa stessa. Ed, volendo essere positivi, è bene che siano tante: così nessuna può veramente dire di avere tutto Dio. Quando qualche (sedicente) ateo mi dice che la chiesa fa schifo, io, pensando che in realtà lui non sa quanto faccia schifo, gli dico: “certo, la chiesa è merda, una montagna di merda; un letamaio; ma se tu hai il coraggio di affondarci le mani dentro e cercare, ci troverai un diamante unico, introvabile: Gesù Cristo”. Con questo ti dico che io riconosco autorità alla chiesa: vado a messa tutte le domeniche, pratico i sacramenti […..]
Tornando a ciò che avviene nella chiesa, pongo una questione di fondo: se ti chiedessero a bruciapelo con domanda aut-aut “per te la chiesa è per chi c’è dentro o per chi ne è fuori?” Io risponderei: per chi ne è fuori. Quindi il mio cruccio sulla chiesa è sul fatto che una chiesa così non riesce a fare quello che è indispensabile: quell’atto di semina della Parola di cui dicevo prima. E per questo motivo che bisogna cercare di migliorarla, con un fraterno dissenso. Non per chi è nella chiesa, ma per chi non è nella chiesa. Ma questo Dio lo sa: è per questo che di tanto in tanto fa soffiare forte lo Spirito e fa accadere cose come il Concilio Vaticano II, momenti in cui i vescovi sono diventati strumenti dello Spirito, quasi inconsapevoli megafoni di Dio. Oppure, ad un conservatore/restauratore come Wojtyla (peraltro simpatico, umano), fa dire cose spropositate e stridenti con il resto delle sue azioni, come chiedere perdono per gli errori della chiesa del passato: quasi senza rendersi conto di quanto dirompente sia dire che la chiesa è fallibile. Cose che magari non vengono ben colte, né da dentro né da fuori la chiesa: chiari solo per chi ha la coscienza sveglia. Oppure fa nascere un Padre Pio, un don Gallo, un ignoto curato di periferia che sono segni evangelici per tutti e che, spesso, vengono contrastati dalla chiesa stessa, almeno finché sono in vita. Uomini che vanno avanti nonostante tutto, con amore verso la Chiesa e verso gli uomini e anche con un pizzico di furbizia. “Siate avveduti come i serpenti, ma semplici e chiare come le colombe”: che strano, bisogna essere avveduti come serpenti anche verso la chiesa. Io ho notato che ci vuole un po’ di onesta furbizia: un Galileo Galilei alla fine è stato anche furbo. Se tu osservi le posizioni che prende don Gallo, alla fin fine ci mette la zampata di furbizia: così non ha mai subito sanzioni disciplinare gravi, nonostante a volte abbia detto e fatto cose da capelli dritti. Il rivoluzionario duro e puro, come io stesso a volte ho fatto, se lo prende in quel posto; e ciò non serve a niente. In fondo il potere, che è spesso grottesco, assurdo e stupido, va un po’ preso in giro.
Ti passo un’altra riflessione, che ho fatto già da tanti anni. Vista in ottica industriale, la chiesa è completamente in mano a persone di una sola categoria professionale: i laureati in teologia, single, non lavoranti, senza figli. Questo porta al fatto che di qualunque fatto che accade nel mondo viene visto come preponderante l’aspetto teologico, che ci può sempre essere; ad esempio, del comunismo è sempre stato visto l’aspetto eretico, cioè la base filosofica materialista; aspetto che normalmente la gente non sa nemmeno che esista, primi fra tutti i comunisti stessi; (poi naturalmente c’era anche la più umana paura di perdere potere, soldi e libertà…); oppure nel caso Welby: terrore che si vada a toccare il principio teologico che la vita è nelle mani di Dio; si finisce così nell’intellettualmente assurdo e nell’umanamente barbaro; la realtà è che Dio, che vuole solo che far crescere l’uomo, gli ha messo nelle mani la vita e la morte e gliela metterà sempre più: ogni giorno in tutti gli ospedali medici e infermieri si trovano a dover decidere se e chi tenere in vita e chi no, visto che gli strumenti tecnici per prolungare la vita ci sono ma mancano quelli economici, giustamente, per farlo per tutti; oppure senti Ratzinger che parla al popolo del relativismo e del materialismo: il 90 % degli astanti non capisce nemmeno di cosa parli. Tutto ciò che riguarda i rapporti uomo-donna è ignoto alla chiesa, tutto ciò che riguarda avere figli è ignoto alla chiesa, quasi tutto ciò che riguarda la società, che alla fin fine ruota attorno al lavoro, è ignoto alla chiesa. E tutto ciò che è ignoto fa paura; e la paura fa fare stupidaggini. La paura viene dallo stomaco: non è una virtù. La prudenza viene dall’intelletto: è una virtù. Ma a volte qualcuno spaccia per prudenza la paura (“Se non si mette un limite dove si andrà a finire?”); come si spaccia il male come bene. E siccome la chiesa vuol parlare anche di ciò che le è ignoto, nasce il casino. Ciò si vede anche quando c’è qualcuno che ha un po’ di esperienza in qualcosa: ne parla in modo totalmente diverso. Wojtyla, ad esempio, era stato fidanzato e anche lavoratore, sebbene per poco tempo: di entrambe le cose ne parlava in modo diverso rispetto ai suoi “colleghi” […..]
Ma a me piace pensare l’idea di Chiesa anche in un altro modo. Mi piace essere più cattolico (=universale) e pensare che l’idea di comunità ecclesiale fraterna può essere utopia anche per tutte le altre comunità. Come utopia, stella polare mai raggiunta ma sempre sicuro riferimento, si può pensare che, ad esempio, un luogo di lavoro può tendere a essere comunità ecclesiale fraterna. In fondo, volendo metterla sul formale, qui in Italia non siamo tutti, o quasi, cristiani? Non abbiamo tutti la stessa tessera, come diceva La Pira, cioè il battesimo? Ad esempio il concetto di potere: “chi di voi vuole essere primo sia servo di tutti”. O il concetto di autorevolezza senza autoritarismo. Beh, secondo me si può fare: mi vanto di dire che ci sono anche riuscito, almeno in parte. Così i concetti che esprimi tu, quali quello della comunione del dissenso, del dissenso fraterno e affettuoso, del litigare tenendosi per mano me li porterò dietro anche nella Chiesa Universale, che è ogni piccola o grande comunità umana. In fondo i cattolici non mi sono mai stati tanto simpatici: puzzano di sacrestia. Mi è sempre piaciuto cercare e incontrare uomini coi quali scoprire che si ha in comune questo o quel ideale, che si vuol lottare insieme per questo o quel obiettivo che si ritiene giusto; senza etichette di sorta. Perché la Via, la Verità, la Vita non hanno bisogno del “bollino blu”. Grazie.

Il Professor Luigi Lombardi Vallauri mi scrive (27 settembre 2007):

Caro Antonio, è passato molto troppo tempo da quando ho ricevuto il tuo "Elogio del dissenso". Oggi te ne ringrazio di cuore, apprezzando la tua generosa lotta endoecclesiale, che come sai non può essere la mia. Io sono troppo radicalmente apofatico per poter essere "endo". Non vedo proprio come sia possibile pensare realisticamente Dio, i dogmi cristologici (Uno e Trinità, Incarnazione, Gesù vero Dio), mariologici (Mater Dei) e in genere le sostanze immateriali (tutte le precedenti più anime, corpi glorioso umani, angeli…). Né vedo come togliere l'inferno, il monstrum, dall'insegnamento di Gesù e di tutte le chiese cristiane. Sento l'appel della morte in croce di Gesù e di molte sue frasi bellissime, e naturalmente risuona ancora in me la mia infanzia cattolica e la mia prima gioventù vocata.
Ho trovato strabiliante il capitolo sugli ultraconservatori: avevo ragione, allora, quando in Nera Luce scrivevo che il Vaticano II smentiva i primi due millenni di dogma, pur restando timido nelle difficoltà fondamentali.
Un abbraccio a te e a tua moglie. Luigi.

La teologa Maria Caterina Jacobelli scrive:

Il recente libro di Antonio Thellung, Elogio del dissenso, edito da La Meridiana, è una vera piccola "chicca", una boccata d'aria fresca in un panorama soffocante e sconfortante. Se è vero che perdere la speranza è non solo un peccato contro lo Spirito Santo, ma anche la più grande disgrazia che possa capitare a un essere umano, allora bisogna proprio ringraziare Thellung per queste pagine.
Con uno stile semplice e diretto, efficacissimo, pone i fatti nudi e crudi davanti al lettore e dice: "che te ne pare?". Anche chi non è d'accordo non può – se è intellettualmente onesto – disconoscere la realtà, piaccia o non piaccia. Contra factum non valet argomentum, dicevano gli antichi.
Resta una domanda: anche se noi "dissenzienti" siamo molti, è un fatto che siamo senza potere. E, altra citazione antica, chi comanda fa legge....
Ce la faremo? La fiammella della speranza che le pagine di Thellung hanno ravvivato ci rasserena e ci da coraggio.

I cari amici don Rino e don Vito mi scrivono:

Un sentito ringraziamento, Antonio carissimo, per averci reso partecipi di questo tuo ultimo nato: Elogio del dissenso. Ringraziamento non solo per la lettura attenta e cucitura precisa della storia del dissenso nella Chiesa, dalla prima comunità ad oggi. Quanto, soprattutto, per come ne parli. Meglio: colpisce, favorevolmente, la “irrequietezza” di uno spirito che non si rassegna a un vissuto cristiano cristallizzato in una obbedienza cieca, adagiato nell’adempimento di atti sacramentali e morali formali. Bensì, vede nella formazione di una coscienza libera, matura e responsabile, un punto forte per una testimonianza viva e credibile dell’Amore fatto carne. Lo spirito di chi, pur avvertendo e criticando con sincerità le diverse e inevitabili debolezze ed errori, presenti all’interno della propria famiglia (la Chiesa) che vorrebbe fosse sempre più perfetta, soffrendone, continua ad amarla e a spendersi per lei con i mezzi che ha (il libro ne è prova), perché altri l’apprezzino e la amino.
Come non condividere il tuo profondo e sincero desiderio della presenza di un “affettuoso dissenso” nel vissuto ecclesiale!? Ogni intervento del Magistero porta con sé reazioni non concordi, da indurre alcuni o tanti a una forma di dissenso o per la forma o per i contenuti. Non vogliamo entrare nel merito di fatti e persone da te ricordati, del resto non è tua intenzione e  tu stesso avverti che essi sono indicativi di un “pluralismo insito nella natura umana. E anche divina…”.
In tale riflessione, però, a noi appare illuminante quanto Benedetto XVI ha ultimamente scritto, circa alcune lacerazioni nella Chiesa del passato: “(…) oggi si impone un obbligo: fare tutti gli sforzi, affinché a tutti quelli che hanno veramente il desiderio dell’unità, sia reso possibile di restare in quest’unità o di ritrovarla nuovamente” (Lettera ai Vescovi, allegata al Motu proprio Summorum Pontificum, 7 luglio 2007).
A nostro modo di vedere, il punto è questo: quanti dissentono e abbandonano la Chiesa, nella difesa ad oltranza delle proprie idee, avevano “veramente il desiderio dell’unità”? Mazzolari e Milani, sicuramente! E nei riguardi di costoro, la Chiesa ha a sua volta, per mezzo del Magistero, facoltà di dissentire? E il suo dissenso, dopo aver mostrato il volto di madre, deve presentare anche quello di maestra? Attenzione e comprensione hanno un solo senso di direzione (dal Magistero al dissenziente) o devono avere carattere di reciprocità?
Non c’è dubbio, come affermi, che una maggiore apertura all’azione dello Spirito verrebbe data anche da un “affettuoso dissenso”. Ma, perché ciò sia, giustamente necessita “l’impegno di tutti, (…) con la chiara consapevolezza di stare nella stessa famiglia”, dove l’amore tra fratelli è “il miglior aiuto per abbandonare ogni presunzione di sentirsi nel giusto”, avendo a cuore “veramente il desiderio dell’unità”.
Grazie per tutto! Grazie soprattutto per la tua testimonianza sincera. Ti vogliamo bene.
Un abbraccio (anche a Giulia, tua fedele, amorevole e paziente dissenziente).  

Marco P. mi scrive:

ieri (11 luglio 2007) ho concluso la lettura di "Elogio del dissenso". Non so perché lo faccio, ma (come anche mi è venuto spontaneo, durante la lettura di "La morale coniugale scompaginata") ho preso l'evidenziatore, per sottolineare alcune frasi, come se avessi tra le mani uno dei libri di testo di Fisica e volessi fissare, nella memoria, la nozione: (pag 170) "Cristiano autentico non è chi crede nelle definizioni dogmatiche, ma chi si fa come Gesù nei gesti di vita quotidiana "; e ancora: (pag 153) " Non c'è un dovere da compiere, al quale potersi costringere con la volontà, ma un sentimento che nasce prepotente e spontaneo nei confronti di chi è attraente e affascinante: nei confronti di qualcuno che si rivela amabile ."
Se non ti avessi conosciuto, se non avessi notato il tuo sereno modo di approcciare ed essere disponibile con gli altri, se non ricordassi cose del tipo: " Se vuoi essere felice, coltiva la gratitudine!", se non fossi in grado di affiancare la tua immagine di Vita quotidiana [frutti], alle pagine lette, esse sarebbero solo una bella ed auto consistente teoria [albero].....

Da Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea:

Caro amico, ho ricevuto il Suo ultimo libro e l'ho letto con molto interesse. Bene per quel che dice e per il modo con cui lo dice. 

Elena mi scrive:

Ho da poco letto il tuo libro, e, manco a dirlo, mi è molto piaciuto. Ho apprezzato lo stile con cui hai esposto la cronaca degli eventi e poi, nella seconda parte, il modo con cui hai affrontato i vari argomenti “spinosi”. Devo dire che queste cose ce le eravamo già dette a voce, che quello che ho letto è stato per me un riascolto, un approfondimento. Insomma, non ero nuova a queste affermazioni, però credo che sia utile “far girare la voce”. Ho apprezzato particolarmente la tua voce dissidente sulla pena di morte, argomento che mi turba sempre molto, e ho condiviso in pieno le tue ragioni e le perplessità che hai esposto.
Per quanto riguarda la morale coniugale e la pastorale dei divorziati, sai benissimo come la penso, visto che, soprattutto la prima, ci ha creato non pochi problemi e ha rischiato seriamente di mandarci in crisi. Con i divorziati risposati ci confrontiamo ormai spessissimo, visto che sono una realtà consistente e francamente faccio una gran fatica a sostenere le posizioni del Magistero, e infatti non lo faccio… Però io e mio marito ci siamo accorti di essere un po’ “scaduti” dalle grazie del nostro parroco, il quale se prima non riusciva a fare a meno di noi, ora ci… tollera. Pazienza! Non posso più fare finta di nulla e adeguarmi. Se proprio non posso esprimermi, preferisco tacere, anche se questo mi disturba molto…
Ti ho ascoltato, anche se con qualche difficoltà, alla radio (mentre ero sintonizzata, la signora che mi aiuta a fare le pulizie passava l’aspirapolvere…) e devo dire che apprezzo molto la tua pacatezza nell’esporre il tuo pensiero. E’ una cosa che mi ha sempre colpito di te, non vuoi convincere nessuno delle tue ragioni, le metti a disposizione degli altri e basta. In questo ho ancora molto da imparare. Un’altra delle cose che mi ha fatto riflettere del tuo libro è proprio questa. Io non sono ancora capace di cogliere il dissenso come fatto sempre positivo. Ci vedo ancora del conflitto e non sempre il conflitto lo gestisco facilmente. Tendo a vederlo come uno scontro, una contrapposizione, anche se poi, in un secondo momento, ci rifletto e faccio marcia indietro, all’inizio sto molto sulla difensiva. Per questo mi dico, non siamo allenati al sano dissenso, capisco la difficoltà che ciascuno di noi, singolarmente, prova e la moltiplico pensando ai vertici, al Magistero, così poco abituato (come me) a vedere del buono nella critica altrui.
Sono consapevole che questa sia l’unica strada da percorrere e mi conforta la tua speranza, soprattutto quando sono tentata di pensare che, ormai, non ci sia più possibilità di cambiare. Mi rendo conto di peccare di sfiducia nei confronti di quello Spirito Santo che tu mi hai aiutato a conoscere e considerare, cosa che prima ho sempre fatto molto poco. Proprio nei giorni in cui terminavo il tuo libro mio marito ha seguito una conferenza di don Battista Borsato, che non so se conosci, altro uomo avanti anni luce rispetto alle posizioni della Chiesa. Me ne ha parlato e abbiamo dedotto che qualcosa si sta muovendo. Lentissimamente, ma si sta muovendo.
Mi auguro che il lavoro di persone come te, come don Borsato, come Maggi non vada perso e che altri ne sappiano far tesoro per diffonderlo. Per parte mia comincerò a lavorare su di me, è il primo passo. Mi sforzerò di essere più tollerante ed aperta, ma non mi nascondo che ci vorrà parecchio tempo. Tu, per curiosità, quanto ci hai messo? Sei sempre stato così disponibile al confronto, senza irrigidirti sulle tue posizioni? Io parto molto indietro, ma la voglia di camminare c’è.
Spero che anche in futuro tu voglia condividere con i tuoi lettori il tuo cammino e le tue idee.

Dall'omelia di un parroco di Ostia di domenica 24 giugno 2007

Nei giorni scorsi ho ricevuto l'invito a partecipare alla presentazione del libro di un teologo italiano dei nostri giorni. Il titolo di questo libro è: Elogio del dissenso.
Questo teologo ha sentito il bisogno di proporre alla comunità cristiana in un momento, forse, difficile, l'elogio del dissenso.
Non sono andato a questa presentazione perché non amo questi tipi di incontri, ma ho fatto, di nuovo, riflessioni che avevo fatto tanto, tanto tempo fa, quando si poteva trovare scritto sui giornali che il Concilio aveva detto legittima, per il credente, l'obiezione di coscienza.
E c'era qualcuno che mi interrogava: "Non le sembrano dei passi avanti? Ora anche il Concilio ha riconosciuto l'obiezione di coscienza!". Così si leggeva, allora, sui giornali e, oggi, capita di leggere un libro in cui c'è l'elogio del dissenso!
Pensavo allora e penso ancora oggi che l'obiezione di coscienza, il dissenso non è qualche cosa di marginale alla vita della Chiesa: ne costituisce la sua essenza stessa.
Come si può... dopo aver ascoltato le Letture di oggi, sentire il bisogno di scrivere un libro sul dissenso? Lo avete notato: qui tutti dissentono!
Gesù entra nella casa di un fariseo... - rappresentante della tradizione, della legalità, dell'ordine - e si lascia, non soltanto toccare, ma bagnare con le lacrime e baciare i piedi da una prostituta. Questo l'avrebbe reso "immondo", impresentabile nel culto... non gliene importa nulla! A Lui importa che questa donna è capace di amare e quando c'è l'amore il resto sparisce!
Ma non è soltanto un'occasione nella vita di Gesù... lo ricordate tutti: ha preso una cordicella per entrare nel Tempio... tutto era legale là, ma Lui doveva andare oltre. Il rapporto con Dio è diverso da quel rapporto commerciale, di potere, che c'era nel Tempio!
Ha dissentito spesso dai suoi discepoli, ha dissentito dalla sua famiglia…
Ha contestato i capi legittimi della sua religione: i sommi sacerdoti, investiti da Dio di autorità. Ha contestato Erode, Pilato... è finito su una croce non perché era un ubbidiente, un consenziente, ma perché ha vissuto la Sua vita nel dissenso.
Non il dissenso fine a se stesso, ma la ricerca della giustizia, della verità, il tentare di scoprire l'amore nel cuore dell'uomo… e non è stato il primo!
Avete ascoltato, nella prima lettura, la grande figura del profeta Natan che va davanti al re... - legittimamente costituito da Dio, secondo la Scrittura - e alza la voce: ha torto, è reo di omicidio! Bisogna gridarglielo in faccia, gridargli in faccia il castigo di Dio… e non è solo Natan: la storia di Israele è ricca di profeti - pensate ad Elia, Isaia e soprattutto Geremia - che hanno gridato il loro dissenso, la ricerca della giustizia.
E, dopo Gesù… avete ascoltato come Paolo nella lettera ai Galati che abbiamo appena letto, parla della Legge: non si è salvati dalla Legge, ma dalla "grazia" e dall'amore.
E, se conoscete la storia dei primi cristiani, sapete che è una storia di dissensi: Pietro dissente da Giacomo, il primo capo della Chiesa. Paolo dissente da Pietro e da Giacomo... scrive nella stessa lettera ai Galati: "Quando Pietro venne ad Antiochia io mi opposi a lui apertamente, perché aveva torto!".
E, dopo di loro, la storia della Chiesa è una storia di dissensi. Pensate ai primi Padri della Chiesa. Se volete, pensate a Francesco d'Assisi o a Caterina da Siena. O pensate ad Erasmo da Rotterdam che ha dovuto dissentire dall'esercizio del potere della curia romana e dalle intolleranze di Lutero, per rimanere un  uomo di dialogo e di pace.
Se volete arrivare più vicino, pensate ad un uomo come Rosmini... i suoi libri erano messi all'indice! Qualche anno fa, mi capitava di passeggiare per le vie di Ostia con monsignor Riva che è stato vescovo qui - molti di voi lo hanno conosciuto - lui era "rosminiano" ed ha passato parte della sua vita a tentare di far riabilitare Rosmini e non c'è riuscito! Si rammaricava con me di questo e gli dicevo: "Porti pazienza, eccellenza, stiamo ancora riabilitando Galilei, un altro paio di secoli e toccherà pure a Rosmini!"
Chi riabiliterà Ernesto Bonaiuti? Uno dei più grandi personaggi della storia della Chiesa del secolo scorso, forse molti di voi non lo conoscono: informatevi su Ernesto Bonaiuti, questo uomo straordinario della nostra storia, della nostra fede: un uomo del dissenso verso tutti: verso la sua Chiesa che lo ha condannato come scomunicato "vitando"... - non ci si poteva nemmeno parlare - il suo dissenso di fronte al potere, all'arroganza, alle leggi antisemite: un grande personaggio!
Ma pensate a Edith Stein: una ebrea diventata carmelitana, una straordinaria persona che nella Germania nazista è finita nel campo di concentramento perché ebrea. È stata una donna del dissenso verso tutti: verso la sua famiglia, verso il suo popolo, per seguire la sua fede e, perché ebrea, è finita sul patibolo e, come lei, tante altre persone che hanno vissuto il "dissenso".
Per venire più vicino a noi, pensate a don Mazzolari... pensate a don Milani, uno dei grandi maestri della nostra gioventù: uomini che hanno cercato il dissenso, non per il dissenso, che è stupido, non serve a niente! Lo ricordino, soprattutto, i più giovani che sono qui: non si dissente per dissentire; si dissente per cercare la giustizia, la verità, l'amore... ma, questo, non è un'eccezione nella vita della Chiesa, questa ne è l'essenza stessa.
Se un cristiano non cerca la verità e il bene, la giustizia e l'amore e li difende di fronte a tutti, al potere religioso e civile, non può dirsi un vero discepolo di Gesù! Ma il "dissenso" non è facile: bisogna avere nel cuore la passione per il bene, per la giustizia, per la libertà, così come l'aveva Gesù, come l'hanno avuta tutti i giusti della storia della Chiesa più autentica, che non è una storia di obbedienza - come ci hanno insegnato quando eravamo piccoli - ma è una storia di dissenso, è una storia di ricerca della libertà e della verità.
È una storia di ricerca dell'amore! Questo ha fatto Gesù, questo fa ogni credente che tenta di credere sul serio in Dio e nella vita: ma non è semplice!
Il Signore ci aiuti

Dall'omelia di un parroco di Catania:

Quanti di noi, che pure veniamo alla domenica in una comunità cristiana, siamo capaci di confrontare autonomamente, senza aspettare che parli il prete, i problemi della nostra vita con il vangelo? Quanti di noi leggono la bibbia come guida per la propria vita? Due amici mi hanno regalato un libro: Elogio del dissenso, nella chiesa si capisce. Lo leggerò volentieri. Il dissenso rispettoso fa crescere anche nella chiesa. La vera guida non è chi pensa per te, ma chi ti insegna a pensare. Il vero maestro non è chi decide per te, ma chi ti insegna a decidere. Il vero capo non è chi comanda, ma chi ti invita ad diventare adulto, ad assumerti le tue responsabilità, anche quella, terribile di sbagliare. 

Un vecchio amico mi scrive:

È un libro che ho letto con interesse e attenzione e penso che per afferrare il testo e comprenderne la coerenza tutto vada ricollocato nel contesto delle tue opere precedenti e del tuo percorso umano e spirituale. Leggendolo mi ha insegnato molte cose. Prima di tutto la cura e la fatica ermeneutica inerente la ricerca, puntualmente documentata sulla storia della Chiesa, quindi il tono pacato e il "dissenso affettuoso" diffuso nel tuo scritto. Un dissenso che va difeso attraverso il dialogo, senza tensioni, senza scontri e con l'ascolto reciproco. Noto con tristezza che la Chiesa si è rinchiusa dietro ideologie e pregiudizi che contrastano fortemente col Vangelo…. Complimenti per il tuo bel libro. L'antico amico Remo.

Iolanda scrive:

Di A. Thellung ho avuto modo di conoscere e apprezzare varie opere, ma questa, per chi, come me, ha vissuto e vive intensamente la stagione del dissenso, questa mi pare eccezionale per impostazione, ricchezza di dati e chiarezza espositiva.

Benedetta scrive:

Il vostro libro sta facendo furore...

Nicoletta e Davide scrivono:

Carissimi Antonio e Giulia,
abbiamo letto il libro tutto di un fiato... accattivante come sempre. Non sappiamo come mai, ma nonostante tutto (o forse perchè vi conosciamo personalmente) ogni vostra pagina ci fa innamorare più della Chiesa, meglio dello Spirito Santo che incessantemente soffia nella/per la Chiesa. E' una bella sensazione. Un abbraccio da giovani genitori a giovani bis-nonni!

Paola scrive:

Ho letto il tuo libro in modo esistenziale e non teorico e ho riflettuto riguardo ai rapporti con i figli. Sarebbe più comodo dire: è così perché lo dico io, e fai come dico io se no ti "scomunico". Invece siccome la famiglia è una piccola chiesa, bisogna cominciare dalla famiglia ad accogliere il dissenso dei figli, specialmente se sono in ricerca della propria strada. Siamo figli della Chiesa, ma in essa abbiamo anche il ruolo di genitori e se imponiamo come fa il Magistero ci ritroviamo a vivere delle contraddizioni. Come il Vangelo i tuoi libri invitano a prendere posizione partendo dalla propria vita vissuta nelle piccole cose di ogni giorno....

Marco P. scrive:

Ciao Antonio,
anche io sto verniciando le finestre di casa. Se anche percepisci come compresso il tempo nel quale stai per entrare, ragiona su quanto sia invece dilatatore l'effetto  prodotto dalla tua evoluzione interiore. Non serve a nulla, nell'ambito della nostra limitata (specialmente in termini temporali) natura umana, confidare nel conforto della giovinezza biologica, se inevitabilmente sperpereremo la nostra potenziale ricchezza di tempo in inutili, cieche attività. La Vita è quella cosa che accade, mentre siamo distratti a fare progetti, ricordo mi disse un indiano. Tutti condividiamo la consapevolezza del limite del nostro tempo qui ed ora. Tu stai, da tempo, usando bene le tue risorse; in più le stai condividendo con altri. Il frutto del tuo interrogarti, su temi attuali e profondi, pulsa all'interno di varie librerie e di quelle persone che hanno intercettato i tuoi libri. Questa parte di te, del tuo lavoro, non è compressa da nessun limite. Ho letto diversi tuoi libri. Da quanto traspare dal sito, ancora una volta dai voce ad alcune mie sensazioni inespresse. Condivido approccio, conclusioni e non... Grazie per la piacevole lettura.

R.B. scrive:

Penso che "il desiderio di potere" da parte della gerarchia ecclesiastica, stia nel fatto che i laici hanno molta più coscienza rispetto una volta. Questo fatto fa irritare la gerarchia perchè vede che il popolo è sempre meno strumentalizzabile (le coscienze sono più libere). La Chiesa perde sempre di più "potere"; questo è un bene perchè è la strada per giungere alla essenzialità della proposta di vita che si desidera vivere e far conoscere.

Don Concetto, parroco siciliano, scrive:

Caro Antonio, ho letto con interesse il tuo Elogio del dissenso. Oggi, da mane a sera.
Mi sono saltate agli occhi alcune particolari tue osservazioni, cui hanno fatto seguito delle mie povere riflessioni…. Sono ancora assai innamorato di Gesù Cristo e ancora spero che l’unico ovile lasci il posto all’unico gregge…. Il pluralismo è insito nella natura dell’universo: come nella fronda di una grande quercia non si trovano due foglie uguali, così non vi sono due uomini, sia pure gemelli monoculari, che vedono la realtà alla stessa maniera. Per questo non vi possono essere due cristiani che credono in Dio alla stessa maniera, così come non possono credere in Dio alla stessa maniera del papa…. L’evangelizzazione e catechizzazione ad oltranza della gente ha chiuso il loro cuore; per buona educazione fingono di ascoltarti, ma la loro mente vaga in ben altri orizzonti…. L’Osservatore Romano ospita articoli come quelli di Gino Concetti, quasi ad annebbiare quel che invece resta scolpito nei suoi documenti ufficiali: è sempre la stessa operazione di ambiguità che contraddistingue un’istituzione che non sa sostenere i contenuti del Vangelo con coraggio e fino in fondo…. Non capisco l’espressione di Benedetto XVI: “nulla può giustificare lo spargimento di sangue innocente”, quasi che lui giustifichi la condanna a morte del “nocente”…. Circa la morale familiare, un uomo celibe, come penso sia il papa, non può e non deve sentenziare, sia pure con i migliori intenti. Preferisco la saggezza di un patriarca ortodosso, Atenagora, che parlando agli sposi diceva: «Nella vostra camera nuziale voi siete i sacerdoti del mistero. Io non entro. Vi annuncio Cristo morto e risorto e vi lascio liberi e fedeli di viverlo in ogni circostanza, con le vostre scelte responsabili».
Buon lavoro. La pace e la forza dello Spirito ti accompagnino per i giorni che ti restano di servire il Signore.

Don Goffredo, parroco della Lombardia, scrive:

Complimenti, il libro è stupendo. Particolarmente riuscito e convincente il capitolo sulla pena di morte. Grazie, Antonio carissimo. A quando il prossimo volumetto? Ho acquistato tutti i tuoi libri e li conservo gelosamente. Con stima e affetto.


Il primo commento ricevuto era stato una dura contestazione di un parroco di Roma, che ci ha scritto:

Spett.le Comunità del Mattino, dopo aver cestinato la vostra lettera vi scrivo per dire che DISSENTO totalmente da voi. Non mandatemi più le vostre lettere o pubblicazioni. Io sono sempre col PAPA. Avete capito? La fedeltà al Papa e al suo magistero è un impegno fondamentale per ogni cristiano e soprattutto per ogni sacerdote. Così ci ha insegnato il nostro fondatore e così voglio vivere la mia vita. Prego per voi. (Lettera firmata).

Come si vede, anche tra i parroci il pluralismo trionfa. Comunque sia evviva il dissenso: siamo d'accordo anche con quest'ultimo, purché fedeltà non significhi sudditanza.

 


 

 
 

 

 


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