Un altro argomento che merita di essere rivisitato è l'amore coniugale, tuttora avvolto da troppe insidie e ambiguità ….

Lo stesso Concilio Vaticano II, che viene considerato il momento di maggiore rinnovamento dell'intera storia ecclesiale, pur valorizzandone molti aspetti si è espresso anche in maniera a dir poco curiosa. Dice, ad esempio, che «il Signore si è degnato di sanare, perfezionare ed elevare questo amore con uno speciale dono di grazia e carità». Mi domando che cosa significhi quel "si è degnato di sanare". Forse che per natura l'amore coniugale è infetto e malato? Il documento conciliare continua: «i coniugi cristiani sono fortificati e quasi consacrati da uno speciale sacramento». E qui viene spontaneo chiedersi: chi riceve il sacramento dell'Ordine è anch'esso un "quasi" consacrato? Oppure il Matrimonio è soltanto un "quasi" sacramento?....

Può essere interessante ricordare la catechesi matrimoniale che Giovanni Paolo II ha sviluppato per anni nelle udienze del mercoledì. Sostanzialmente ricca di valori, stupisce però non poco la confusione tra concupiscenza e desiderio, usati frequentemente dal Papa come sinonimi. Qualche esempio: «L’uomo che guarda per desiderare è indubbiamente uomo di concupiscenza»…. Capisco che la preoccupazione del Papa sia stata quella di mettere in guardia verso la concupiscenza, ma quali opinioni e quale conoscenza della sessualità vi sono dietro simili confusioni di termini? Tra coloro che vivono un rapporto coniugale positivo, nessuno confonde la concupiscenza con il desiderio, e chiunque sa che mentre l'una può creare turbamenti, l'altro funziona come straordinario collante. Tanto è vero che una delle cause più frequenti di separazione coniugale sta nel calo di desiderio….

Un segno veramente nuovo l'ho trovato nella prima enciclica di Benedetto XVI, Deus Caritas est, che mi pare potrebbe definirsi un clamoroso dissenso del Papa rispetto a taluni ben noti aspetti della Tradizione. Esprime infatti una posizione coraggiosa e rinnovatrice, probabilmente non ancora sufficientemente compresa, che avrà certamente grande risonanza nel futuro…. Si noti bene: l'eros non è una caratteristica presente nell'uomo ad uso terreno (ad esempio per esigenze procreative), ma è una qualità dello stesso Dio, che la utilizza per comunicare e coinvolgersi con le sue creature. È il Papa ad affermarlo, e con tale convinzione da ribadire poi, dopo qualche tempo, che «l'eros fa parte del cuore stesso di Dio».

Che dire? Se ho capito bene il senso, lo stupore mi assale. Dunque l'eros è una virtù divina, trasmessa all'essere umano per introdurlo all'estasi, o in parole più semplici, per aiutarlo a superare il suo individualismo. Eppure nel passato l'eros, che è il nucleo dell'attrattiva sessuale, si potrebbe dire sia sempre stato (o quasi) considerato subdolo e diabolico, al punto da trascinare verso l'abisso….

Scriveva infatti Sant'Agostino: «Penso che nulla si debba fuggire più che l'uso della donna. Sento che nulla avvilisce lo spirito dell'uomo quanto le carezze di una donna e i contatti dei corpi che fanno parte del matrimonio». Altro che integrazione tra eros e agape! Qui traspare un rifiuto radicale dell'erotismo. E infatti lo stesso Agostino raccomandava: «desiderate l’unione fisica solo nei limiti necessari a generare figli. E poiché non potete averne in altra maniera, abbassatevi a quell’atto con dolore»….

Con le sue parole, a lungo insistite, Benedetto XVI introduce un cambiamento radicale nella visione erotico-sessuale. Ormai, grazie a questa enciclica, si potrebbe dire doveroso esprimere dissenso verso talune visioni del passato, e ancor più verso le conseguenze negative che permangono al presente: è il dissenso espresso dallo stesso Papa a dirlo….

Una tale novità non sembra sia stata recepita con sufficiente attenzione, almeno per il momento. Ma prima o poi lo sarà, e in ogni caso queste parole del Papa non potranno più essere ignorate….

È noto che la quasi totalità dei coniugi che sperimentano in maniera stabile un soddisfacente e ricco erotismo, si sentono liberi di usare anticoncezionali, e lo fanno senza alcun senso di colpa. La cosa appare tanto più significativa ricordando il Concilio, là dove dice: «l’universalità dei fedeli .... non può sbagliarsi nel credere .... quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici mostra l’universale suo consenso in cose di fede e di morale». Sul divieto all'uso degli anticoncezionali non solo manca il consenso universale, ma al contrario esiste soltanto un consenso minimo. Paradossalmente, in questo caso si potrebbe dire che è il Magistero a dissentire dallo spirito ecclesiale d'assieme, dal sensus fidei del popolo di Dio….

Del resto, tutta la vicenda dell’Humanae Vitae (e successivi documenti analoghi)è emblematica: il principio è affermato, il dissenso costretto al silenzio, e nel privato la maggior parte degli sposi cristiani si comportano in piena autonomia. Con tacita approvazione ecclesiastica, purché non se ne parli. Si può dissentire?

Un rilancio della famiglia è possibile soltanto smettendola di dire che cosa i coniugi non devono fare, per sottolineare invece a quali risultati può giungere il matrimonio, se coltivato a dovere.