…. Il Catechismo dice fra l'altro che «non è opportuno opporre al Magistero la coscienza morale». È forse un invito ad assopire le coscienze? O a delegarle? Le ambiguità sono sempre in primo piano: come affermazione di principio, sul primato della coscienza tutti si dicono d'accordo, salvo poi sollevare sofisticate eccezioni per definire falsa coscienza quella che si discosta dalle posizioni ufficiali. Eppure lo stesso Papa Woytia, che in fatto di autoritarismo non era tenero, affermava che la propria coscienza va seguita sempre e comunque, perfino «in caso di ignoranza invincibile», affermazione che, confrontata col Catechismo, dimostra ancora una volta l'esistenza di pluralismo anche nei documenti ufficiali. D'altronde basta ricordare che mentre Papa Gregorio XVI aveva addirittura affermato: «Da questa corrottissima sorgente dell'indifferentismoscaturisce quell'assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo», il Concilio Vaticano II ha invece dichiarato: «Nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza»….

Si potrebbero citare numerosi esempi, ma ce n'è uno particolarmente emblematico e dimostrativo, perché mostra l'immagine di una Chiesa che vuol farsi gendarme anziché luogo di accoglienza. Si tratta del divieto ai divorziati di accostarsi all'eucarestia. Senza entrare in merito a valutazioni morali, innanzi tutto mi domanderei: che senso ha negare Cristo a chi si trova in difetto?.... Una Chiesa che distribuisce l'eucarestia perfino a dittatori con le mani grondanti sangue, per quale motivo la dovrebbe negare per problemi di vita personale, che sono comunque assai meno scandalosi? Si può dissentire, si può ricordare che la Chiesa è nata per annunciare e non per imporre? Che è chiamata a illustrare i valori cristiani e non a fare il gendarme di Dio? E si può contestare l'uso dei sacramenti come premio o castigo?....

Nel 1993 la Conferenza Episcopale Italiana ha pubblicato un documento dal titolo: Direttorio di Pastorale Familiare …. Nel paragrafo relativo, infatti, si legge che «la Chiesa li ammette alla assoluzione sacramentale e alla Comunione eucaristica se..... si impegnano ad interrompere la loro reciproca vita sessuale»…. indagando più a fondo su quali sarebbero i confini di una tale rinuncia al sesso, sorge spontanea una domanda: quei nuovi coniugi che «si impegnano ad interrompere la loro reciproca vita sessuale» possono o non possono continuare a esprimersi con una certa affettività, come baci, carezze, abbracci? Se possono, che dovranno fare quando in simili momenti, indipendentemente dalle intenzioni, sentiranno spuntare il desiderio sessuale? Affidarsi alla cosiddetta morale del centimetro: fin lì non è peccato, un po' oltre sì? Sarebbe moralmente positivo resistere al divino eros e rimanere nel desiderio, trattenendosi dal compiere atti di donazione reciproca? E se, al contrario, gli sposi dovessero rinunciare totalmente a ogni forma di affettività, non andrebbero incontro a conseguenze perverse? Come potrebbero vivere in equilibrio ed educare i loro figli fuggendosi continuamente l'un l'altro? Bel "vangelo della famiglia" quello che propone criteri a dir poco destabilizzanti. Si può dissentire?....

Il fatto è che gli estensori di simili documenti non hanno esperienza diretta di vita coniugale. Del resto basta vedere come il Codice di Diritto Canonico considera pienamente valido (consumato) il matrimonio per capire come l'atto sessuale in se stesso venga trattato secondo criteri astratti, difficilmente comprensibili da chi vive e conosce il complesso coinvolgimento coniugale…. Si può dissentire da simili contorte impostazioni? A me sembra che una sola conclusione appaia limpida e chiara: l'amore, per nostra fortuna, non dipende da documenti e norme….

I sacramenti sono un'offerta, uno strumento a disposizione di chi crede. Utilizzarli bene o male è proprio un problema di coscienza che riguarda ciascuno, e sarebbe assai meglio se il Magistero continuasse ad ammonire su quel che considera più o meno corretto, esortando ciascuno a interrogarsi sulle motivazioni che lo animano. Ma contemporaneamente amministrasse i sacramenti a tutti, buoni o cattivi che siano, anziché voler decidere per le coscienze altrui: ci sarebbero meno confusioni, sotto tutti gli aspetti. È lecito sperare di poterne discutere un giorno a viso aperto?....