Più volte si sente ripetere che la Chiesa non è una democrazia, ma bisogna intendersi sul termine. L'opinione comune tende a identificare la democrazia con un regime dove si prendono decisioni a maggioranza, senza neppure chiedersi fino a che punto è realmente democratico costringere le minoranze a piegarsi. Anche nell'organizzazione ecclesiastica vi sono decisioni prese a maggioranza, ad esempio l'elezione del Papa, ma si tratta di aspetti secondari, mentre il fatto primario è che nella Chiesa tutti sono importanti, ciascuno personalmente, dai più piccoli ai più grandi. E se lo Spirito Santo può parlare attraverso chiunque senza distinzioni di censo, sesso, erudizione, intelligenza, prestigio, allora a ciascuno dev'essere riconosciuto il diritto/dovere di far sentire la sua voce e di ascoltare le voci altrui. Che cos'è l'autentica democrazia, se non il rispetto di tali diritti?...

Se l'autorità fa la voce grossa è segno che si sente poco ascoltata. Durante le stupefacenti polemiche sui progetti di legge per le coppie di fatto, il Cardinale Ruini si è spinto fino a preannunciare una nota vincolante per i parlamentari di area cattolica. Eppure il pensiero delle gerarchie è arcinoto, ripetuto quotidianamente con insistenza. Come mai, c'è da chiedersi, avvertono questa necessità di note vincolanti? Non equivale a una dichiarazione esplicita di sentirsi poco ascoltate?

Intellettuali cattolici di spessore, come Melloni, Alberigo, Scoppola, e perfino l'ex presidente della repubblica Scalfaro, sono intervenuti per chiedere alla CEI di non emettere note vincolanti, ma l'Osservatore romano ha subito risposto che tali appelli non sono opportuni. Per quale motivo? Se l'autorità ecclesiastica rivendica (giustamente) il diritto di dire tutto quello che vuole, lo stesso diritto avranno anche gli altri, e in particolare i cattolici che non intendono uniformarsi tout court al Magistero….

Un Magistero che affermasse il suo senza preoccuparsi di condannare gli altri, che annunciasse la propria verità rinunciando a contestare le verità altrui, che abolisse gli anatemi per favorire confronti a viso aperto, sarebbe assai più autorevole. Sarebbe punto di riferimento importante per tutti: non solo guida per chi vuole seguire le sue proposte, ma anche punto di verifica e confronto per quelle coscienze che hanno bisogno di maggiore autonomia….

Un cambio di mentalità, orientata più all'accoglienza che alla repressione del dissenso, non impedirebbe al Magistero di continuare a proporre la ricchissima e pluriforme tradizione cattolica, salvo per quanto riguarda l'esclusivismo, che di fatto è già superato…. Negli ultimi decenni il numero dei documenti ecclesiastici ha avuto un'accelerazione esponenziale. Per usare le parole di un vescovo: «il Magistero ecclesiale dilaga…. ». A leggerle, sorge spontaneo l'accostamento evangelico a chi crede di essere ascoltato a forza di parole. È così difficile capire che un Magistero più sobrio attirerebbe una maggiore attenzione?...

Non un agglomerato uniforme ma un insieme tra diversi, e basta osservare una qualsiasi celebrazione eucaristica per rendersene conto …. Quale altra realtà, infatti, convoca persone così differenti per cultura, mestieri, competenze, livello sociale; persone che pensano e credono a cose talvolta molto diverse, ma che si pongono tutte l'una accanto all'altra in una funzione al culmine della quale, il momento della comunione, vanno tutti assieme a fare qualcosa che nessuno sa realmente che cosa significhi. Questo è veramente un mistero della fede: questo condividere, ricercare, compiere gesti, mantenersi accanto l'un l'altro indipendentemente da tutte le differenze mentali o emotive….

Annunciate, ma senza la pretesa d'imporre: questa è la Chiesa dell'accoglienza, che si offre come strumento per trasformarci tutti, attraverso la condivisione del bello e del meno bello, dei gesti d'amore applicato e dei contrasti, degli esempi edificanti e dei momenti di squallore. Lo Spirito Santo garantisce il risultato, a patto di continuare a camminare insieme anche nei disaccordi. Quel che conta è riuscire a stabilire fra le parti un pluralismo creativo che sappia gestire positivamente il dissenso, in modo che ciascuno possa apprendere da ciascun altro attraverso rapporti nei quali tutti sappiano farsi alternativamente allievi e docenti, ascoltatori e profeti, pastori e pecore dello stesso gregge….