Ho cercato volutamente di costruire un insieme complesso e discutibile, che susciti interrogativi piuttosto che favorire risposte. Credo che l'unica speranza di reagire positivamente alle sfide dell'inquietante futuro, sia il coraggio di accantonare i pregiudizi per reinterrogarci su tutte quelle cose che diamo per scontate, trascurando il rischio di inganni….

Il futuro è preoccupante, e come rompere la deriva verso il peggio, se non stimolando le coscienze a svegliarsi? Nessuno ha la soluzione in tasca, perciò appare più che mai necessaria una ricerca condivisa, libera da pregiudizi, in un contesto dove il dissenso sia considerato amico, anzi l'amico migliore, quello che impedisce di bendarsi gli occhi e scadere nella difesa a oltranza di posizioni sclerotizzate. Chi potrà affrontare il domani, se non delle coscienze mature e responsabili? E come possono formarsi e forgiarsi, se non attraverso un confronto senza ipocrisie o mortificazioni, da tenersi in un ambiente accogliente e affettuoso? E come cresceranno, le coscienze, se non imparando a discutere e combattere per le proprie idee, ma continuando a tenersi per mano, come persone che vogliono costruire e non distruggere? E quale luogo migliore, per riuscirci, se non un sano ambiente assembleare, cioè ecclesiale? Un ambiente dove si possa imparare insieme, con tutta la pazienza necessaria, ad andare d'accordo tra diversi, o per lo meno a stemperare i disaccordi nella fiducia reciproca? Mille minoranze vivaci ma coscienziose sono assai più costruttive di un blocco unitario di sudditi che delegano all'ammasso le loro coscienze…. Che significato possono ancora avere affermazioni tipo: «Il dissenso è contrario alla comunione ecclesiale»? La comunione è tutt'altro che uniformità: è piuttosto uno straordinario collante capace di legare insieme tutti i dissensi, che esistono comunque, sia che vengano espressi o taciuti. Con una differenza, però: espressi e accolti suscitano dibattiti creativi, mentre taciuti alimentano ambiguità, ipocrisie, fatalismo.

Di passi avanti ne sono stati fatti, ma non basta. Verso l'esterno gli ultimi Papi hanno compiuto coraggiose aperture, cosa che neppure gli ideologi del dissenso più schierato potrebbero negare. Giovanni Paolo II che entra nella chiesa Luterana e nella Sinagoga, che prega davanti al muro del pianto, che promuove preghiere comuni fra le religione: tutti gesti che fino a pochi anni or sono nessuno avrebbe immaginato. E Benedetto XVI che prega a piedi nudi con il Gran Muftì nella Moschea di Istambul, e nello stesso giorno prende appuntamento con Bartolomeo I, Patriarca di Costantinopoli, per discutere insieme sul ruolo futuro del papato: tutte iniziative senz'altro incoraggianti. Quel che manca è un'equivalente attenzione verso il rinnovamento interno dell'ambiente ecclesiale. Occorrerebbe uno sforzo, anzi un supersforzo, un radicale cambio di mentalità: è l'odierna situazione mondiale a esigerlo. La Chiesa può ancora fare la sua parte, ma solo se saprà rinnovarsi. Personalmente sono convinto che un affettuoso dissenso, espresso, accolto, discusso e confrontato con benevola attenzione, sia l'unica realtà capace di aprirsi al soffio rinnovatore dello Spirito. Per realizzare questa grande speranza ci vorrebbe l'impegno di tutti, con l'auspicio che ciascuno cominci da subito a fare la sua parte….

Gli esempi riportati in questo scritto potranno essere interpretati come si vuole, ma servono comunque a dimostrare che il pluralismo è insito nella natura umana. E anche divina, se vogliamo credere sul serio nella Trinità. La Chiesa è questa, e non quella teorica che appare da molti documenti ufficiali: è con tale realtà plurale che il Magistero sarà costretto a dialogare, se vorrà che il suo ruolo conservi un senso nel futuro. La necessità di una rilettura globale del patrimonio di fede appare pressante….

Quel che rimane alla fine di questo panorama è la rivendicazione del diritto di ascoltare tutte le istanze che si manifestano nell'ambito ecclesiale, senza che nessuno sia più costretto a chiudere la bocca per paura di riprovazioni o, peggio, di subire sanzioni disciplinari. Per fortuna lo Spirito Santo è indisciplinato per natura, e un giorno sarà chiaro quel che è già così di fatto: non è il dissenso a essere contrario alla comunione ecclesiale, ma il rifiuto del dissenso che costringe a forme di conflittualità aspre e irritanti, anziché favorire una costruttiva gestione dialettica dei contrasti, che se fossero accolti affettuosamente potrebbero diventare strumenti per maturare insieme nella gioia e nella pace.

Ogni assolutismo è distruttivo, prima o poi anche di se stesso. L'autorità potrà scegliere qualsiasi atteggiamento, ma il dissenso non la lascerà mai sola….