…. la complessa problematica legata alla pena di morte serve anche a sfatare un luogo comune. L'autorità ecclesiastica infatti, come pure la prevalente opinione pubblica, tendono a credere che divergenze e contrasti siano a senso unico, quasi a dare per scontato che il Magistero si esprima sempre con fermezza, mentre il dissenso chiederebbe elasticità e tolleranza. In altre parole, a un Magistero rigoroso si contrapporrebbe un dissenso lassista. Ma non è affatto vero, anzi, in questo caso (ma non solo) è vero il contrario: siamo in molti, sulla pena capitale, a dissentire dalle posizioni ufficiali per chiedere al Magistero un maggior rigore, esortandolo a far piazza pulita delle giustificazioni di comodo….

Che cosa dicono, infatti, i documenti? Sul Catechismo della Chiesa Cattolica c'è scritto: «L'insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità pubblica di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte». E qui emerge subito un interrogativo: su questo presunto diritto/dovere dell'autorità pubblica, si può dissentire?

A pensarci bene, ci sarebbe da rimanere increduli: dovrebbe essere chiaro e lampante che se la valutazione dei casi di estrema gravità è demandata a quella stessa legittima autorità che ha il diritto-dovere di infliggere la pena, qualsiasi norma diventa inutile. Chi ha mai condannato a morte qualcuno senza motivi (da lui valutati) di estrema gravità?...

Basta chiedersi come mai permangano tali contraddizioni per scoprirne il punto chiave. Il quinto comandamento recita un secco: «non uccidere» senza aggiunte di sorta, ma il Catechismo, l'Enciclica papale e altri documenti ne danno un'interpretazione ambigua e sorprendente. Dice infatti L'Evangelium Vitae: «il comandamento non uccidere ha valore assoluto quando si riferisce alla persona innocente», e rimanda al Catechismo, che in proposito recita: «La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: "non far morire l'innocente e il giusto"»….

C'è da chiedersi perché mai tanta resistenza a dire ciò che, oggi, appare inequivocabilmente ovvio anche a molti tra i vertici ecclesiastici, e cioè che la pena di morte contraddice il più elementare principio cristiano. Ma la risposta è semplice e chiara: è la paura di riconoscere esplicitamente che nel passato la Chiesa si è sbagliata….

Fonte primaria di tutte le ambiguità è quella parola "innocente", che si potrebbe dire aggiunta surrettiziamente nel Catechismo …. Perché meravigliarsi che perfino importanti autorità ecclesiastiche abbiano sostenuto feroci dittatori come Franco, Videla, Pinochet? Dal loro punto di vista era un'assoluta necessità combattere con tutti i mezzi quei cattivi soggetti che volevano destabilizzare il sistema. Dai roghi medioevali fino alle esecuzioni di massa o ai desaparecidos, tutti i condannati a morte sono sempre stati giudicati nemici della società, e quindi gravemente colpevoli…. È fin troppo ovvio che nessun governante, ma proprio nessuno ha mai voluto uccidere innocenti….

Forse siamo ancora lontani dal coraggio…. di affermare senza riserve che la pena di morte non è mai lecita, che il non uccidere vale per tutti, buoni o cattivi che siano. I documenti ufficiali del Magistero coinvolgono la coscienza di ogni cattolico, e se qualcuno avverte il rischio di ambiguità che favoriscono crimini o delitti, non può far altro che dirlo forte, rendendo esplicito il suo dissenso. Pena, altrimenti, il rischio di restarne complice….

Sul rispetto integrale della vita umana è proprio il dissenso a spronare l'autorità ecclesiastica a uscire dal relativismo delle interpretazioni, per decidersi a proclamare che il comandamento "non uccidere" chiede soltanto di non uccidere. Ad affermare l'assoluto rispetto della vita di tutti, buoni o cattivi che siano. A dichiarare che la pena di morte è illecita sempre e in ogni caso. Sono i dissenzienti a chiedere al Magistero un maggior rigore morale….