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Recensioni su "Elogio del Dissenso"

da La Civiltà Cattolica, agosto 2007, n. 3771 - 3772

ANTONIO THELLUNG, Elogio del dissenso, La Meridiana, Molfeta (BA), 2007.

Un volume di rapida e gradevole lettura e che tocca un argomento che, diremmo per definizione, crea sempre... dissenso. Ci pare però che valga la pena di parlarne, in quanto in genere chi esprime critiche nella o alla Chiesa lo fa con spirito corrosivo, conflittuale. Questo volume invece ci pare scritto con affetto e molto rispetto anche per l’istituzione. Non è una differenza da poco. Si può parlare male della propria moglie per dimostrare che la continuazione della convivenza è impossibile e se ne e, possono invece rilevare i difetti per  salvare il matrimonio ancora animato da amore intenso.
L’A. intende dimostrare che il la dissenso è sempre esistito nella Chiesa, che non deve stupire, ed è bene ci anzi accettarlo, perché è un elemento vitale e salutare. Sul primo punto non ci sono molti dubbi: già in epoca ‘e apostolica Paolo «resistette in faccia» a Pietro, come lui stesso dichiara, e poi per tutto il corso della storia. È altrettanto vero che la Chiesa ha riabilitato e talvolta santificato persone prima condannate: sono pochi per la verità i santi canonizzati che non abbiano avuto divergenze o sofferenze con le istituzioni ecclesiastiche. Non mancano neppure casi in cui l’opinione della Chiesa si è modificata, sia nella teoria (basti pensare alla schiavitù, alla guerra, alla libertà di coscienza, al prestito a interesse, al rapporto con i fratelli separati [una volta definiti «maledetti eretici»] e così via) sia nella disciplina ecclesiastica. Esiste perciò un dissenso, quasi sempre doloroso e sofferto, che talvolta ha fatto maturare le coscienze e la legislazione della Chiesa. Il card. Ratzinger, anche da prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha affermato che il teologo deve saper rischiare per la sua ricerca. San Tommaso diceva che la comunione non esclude il conflitto, esclude però la rottura.
Crediamo che l’A. abbia scritto le sue pagine con sincero amore per la Chiesa, ma pensiamo anche che il dissenso, quando verte sugli elementi di fondo e costitutivi della Chiesa, difficilmente possa essere condiviso, anche se oggi per fortuna la Chiesa non dispone più di mezzi coercitivi per far valere le sue condanne. Né ci sembra che essa rimpianga tempi passati, come dimostrano anche le richieste di perdono di Giovanni Paolo Il. Già san Paolo escludeva dalla comunità — noi diremmo scomunicava — gli indegni e denunciava vivacemente coloro che predicavano un Cristo diverso da quello da lui annunciato. Trattandosi di una fede rivelata, e non votata da un’assemblea costituente (che potrebbe quindi anche cambiare la Costituzione), in base alla Scrittura, gli apostoli e i loro successori sono effettivamente depositari e garanti del deposito ricevuto. Crediamo che sia diritto e dovere dei pastori della Chiesa indicare quanto non è conforme alla dottrina, almeno nei suoi punti essenziali, proprio perché sono pastori. E noto poi che, ad esempio, in materia di morale familiare, di contraccezione e ovviamente di aborto, il Magistero della Chiesa negli ultimi decenni è stato costante nella sua dottrina e costituisce un doveroso riferimento per i fedeli. Se invece si parla di metodi e procedure, c’è soltanto da augurarsi che queste siano sempre più attente al rispetto dei diritti degli accusati. Né, soprattutto in materie controverse, si pronunciano più giudizi o condanne sommarie. L’A. loda, come «segno di speranza» (p. 182), la recente notificazione su due opere di Jon Sobrino, in quanto non seguita da sanzioni disciplinari.
Nel libro si documentano molti casi di contestazione nella Chiesa, più o meno noti, sia da «sinistra» sia da «destra». Quest’ultima ben più irrispettosa, ad esempio nel caso dei seguaci di mons. Lefevre, assai virulenta contro gli ultimi Sommi Pontefici. Ma vorremmo ricordare che la mancanza di dissenso non deriva soltanto, come sembra sostenere l’A., dalla «repressione» ecclesiastica. Se a Verona e a Palermo non c’era ovviamente contestazione all’interno dell’Assemblea, visto che i delegati erano stati scelti dai vescovi, va aggiunto che non c’era neppure all’esterno. Forse certe forme di contestazione appartengono a un’epoca passata.
Diversi casi citati dall’A. non ci sembrano rispondere a un’informazione adeguata, in quanto si rifanno più a quanto ne ha detto la stampa che non a un’informazione precisa sugli eventi. Ma il tema di fondo ci pare degno di attenzione e di meditazione, perché dettato da affetto alla Chiesa, ed espresso in tono pacato e non di acida contestazione. Il tono cioè che costituisce una premessa per il dialogo, raccomandato dal Concilio e più che mai necessario in un mondo così conflittuale come l’attuale. Le soluzioni pastorali ai complessi casi presentati ci auguriamo anche noi che trovino soluzioni adeguate, che facciano sentire la Chiesa sempre più vicina ai dolori e alle speranze degli uomini e delle donne di oggi.
G. Salvini

Dal sito di don Franco Barbero:
http://donfrancobarbero.blogspot.com/2007/07/libri-libri-libri_04.html

La fecondità teologica del vecchissimo Antonio Thellung è inesauribile. Queste pagine, agili e pungenti, profumano di speranza e propongono una ripresa del cammino verso una chiesa plurale.
A pagina 155 si legge una osservazione molto seria rispetto al fatto che la gerarchia, quando vuole, cambia anche i dogmi:
“Si potrebbe considerare emblematico un pronunciamento particolare di papa Giovanni Paolo II, che in un discorso del 1982 riguardo a verginità e matrimonio ha tra l’altro detto: ‘Nelle parole di Cristo sulla continenza per il regno dei cieli non c’è alcun cenno circa l’inferiorità del matrimonio… Le parole di Cristo riportate in Matteo 19, 11-12 (come anche le parole di Paolo nella prima lettera ai corinzi, cap. 7) non forniscono alcun motivo per sostenere né l’inferiorità del matrimonio, né la superiorità della verginità o del celibato’.
Potrebbero sembrare affermazioni d’importanza relativa, se nella tradizione non ci fossero dei precedenti, come quello di Pio XII che sull’argomento aveva detto: ‘La dottrina che stabilisce l’eccellenza e la superiorità della verginità e del celibato sul matrimonio, annunciata dal Divin Redentore e dall’Apostolo delle genti, fu solennemente definita dogma di fede nel Concilio di Trento’.
Infatti il Concilio di Trento afferma: ‘Se qualcuno dicesse che non è cosa migliore e più beata rimanere nella verginità o bel celibato, sia scomunicato (Sessione XXIV, canone 10). Papa Woytila lo ha detto… Sono il Concilio di Trento e Pio XII a essersi sbagliati su un dogma di fede? Oppure dal 1982 papa Giovanni Paolo II era scomunicato?”.
Come si vede, i dogmi vanno e vengono. Li fabbricano e li impongono, come hanno fatto a Nicea, Costantinopoli e Calcedonia. La fede è altra cosa.
Però è prezioso segnalare questa costruzione dei dogmi quando poi ci sentiamo ripetere ogni giorno che i dogmi sono intoccabili.

dal sito: peacelink.it

Don Milani disse che “l’obbedienza non è più una virtù”. Altri tempi. Altre circostanze. Altre ragioni. Ma anche allora un mondo stava cambiando rapidamente nella sua dimensione sociale, economica e religiosa. Scenari nuovi, domande e bisogni a cui si era chiamati a rispondere… ponendo domande nuove, radicali… vere. Come oggi. L’elogio del dissenso di Antonio Thellung è un libro coraggioso, scritto da un uomo di fede, che osa interrogare dal di dentro le risposte che il Magistero e la Chiesa danno, o troppo spesso non danno, al nostro tempo. Dopo una prima ricostruzione storica della storia del dissenso, l’autore pone la questione sulla quale la Chiesa oggi delude con il suo non affrontare le domande: la pena di morte, la vita coniugale, l’eutanasia, il pluralismo delle esperienze religiose, la morale sessuale, la coscienza morale, la democrazia e il pluralismo all’interno della Chiesa. Un libro, questo di Thellung, che prova ad uscire dal dissenso privato e diffuso, aprendo un confronto con quanti avvertono l’insufficienza delle risposte della Chiesa oggi e il bisogno di un Magistero per coscienze vive, adulte, mature e responsabili. Un Magistero cioè che abolisca gli anatemi per favorire a viso aperto il confronto, sarebbe non solo auspicabile, ma anche necessario.

Dal sito: http//www.jbsoft.it/pensieri/?p=5

Un libro da leggere tutto di un fiato… ma fermandosi a farsi provocare da ogni singola frase. Contro l’appiattimento, riconoscendo la bellezza e la preziosità della diversità che lo Spirito dona ancora alla sua Chiesa.

Dal sito: http://www.giustiziaepacesibaceranno.org/

Carissimi, vi consiglio la lettura di questo libro…… una ventata d'aria fresca!!!!!!! E pulita.

dal sito: http://golias-editions.fr/spip.php?article1498

L'hebdo du net

L’inquiétude grandissante des théologiens

Eloge du désaccord

Dans le même temps, le 28 mai dernier, à Rome, auprès du Centre Ścuménique de la Russie, le livre du théologien italien Antonio Thellung a été présenté par Giancarlo Zizola, journaliste et vaticaniste très connu et par le Père Alberto Bruno Simoni, responsable du périodique “Koinonia”. Ce livre a pour titre suggestif “elogio del dissenso”. S’y exprime la souffrance d’un homme hanté par le sens de la fidélité et néanmoins blessé par les options actuelles de la hiérarchie catholique.
Dans sa présentation, Giancarlo Zizola relève que Thellung “donne du crédit à la pleine pertinence d’un statut ecclésial du dissentiment le reconnaissant porteur de valeurs souvent marginalisées par l’autorité religieuse”. Le ciel du désaccord « constellé d’hérétiques ou de présumés tels ; il est également habité par de nombreux saintes et saints, jusqu’à aujourd’hui”.
Le Père Simoni pose quant à lui cette question : “en cette période de guerres globales qui dépassent touts les vfrontières, guerres de tous contre tous, il est sans doute utopique d’espérer que puisse cesser la guerre civile qui oppose les catholiques entre eux ». Le même intervenant continue en ces termes : “ quant à moi, je ne pourrai jamais renoncer à espérer, car j’aime rêver d’une Eglise au sein de laquelle le pluralisme des opinions puisse servir à tous, y compris au travers de confrontations créatives, comme un instrument précieux de dialogue et de rencontre, au nom de Jésus Christ ». « Je voudrais, ajoute-t-il, que ce type de dissension prenne en nous le visage de Don Lorenzo Milani ». Don Lorenzo (1923-1967) est un prêtre florentin, éducateur des pauvres, qui subit les foudres de sa hiérarchie, en particulier du cardinal Ermenegildo Florit.
Prenant la parole à son tour, Thellung précise encore son point de vue, selon lequel le grand mérite du désaccord est de contribuer à sa façon à une communion ecclésiale plus riche et plus sincère. De toute façon, reconnu ou dénié, il s’impose comme un fait. Il semble donc préférable de le reconnaître sincèrement et d’en faire le tremplin d’une avancée commune.

Dal sito: http://www.laltramolfetta.it/

LA MERIDIANA PUBBLICA "ELOGIO DEL DISSENSO"

La storia del dissenso cristiano e le motivazioni che oggi spingono a dissentire sono al centro de "L’Elogio del dissenso" scritto da Antonio Thellung e pubblicato dalle Edizioni la Meridiana nella collana paginealtre.
Il libro sarà presentato lunedì 28 maggio alle 18.30 nel Centro Russia Ecumenica in Borgo Pio, 141 a Roma. All’incontro, coordinato dal medico psicanalista Gigi De Paoli, interverranno, oltre all’autore, Giancarlo Zizola, vaticanista del quotidiano "Il Sole 24 ore" e Alberto Bruno Simoni, del periodico "Koinonia" di Pistoia. Il dissenso per Thellung -fondatore di comunità, ricercatore, pilota d'auto, pittore, scrittore e per molti anni dedito all'assistenza di malati terminali- è la sentinella delle coscienze. Tutta la storia della Chiesa -scrive l’autore, che dichiara di essere stato educato al dissenso da figli e nipoti- è costellata di contrasti, conflitti, emarginazioni, espulsioni, scomuniche, tanto che si potrebbe parlare di un'autentica guerra civile tra cristiani (e tra cattolici). La dinamica è sempre la stessa: da un lato, il dissenso contesta le imposizioni autoritarie, e dall'altro la repressione è pronta, appena possibile, a "normalizzare" gli indisciplinati fino a dichiararli "fuori" se non si piegano. E quando il potere si contrappone con violenza ai dissidenti e li uccide (anche solo in senso metaforico), questa è guerra civile. Se tutti i disaccordi invece, fossero espressi affettuosamente, sottolinea Thellung, anche l'autorità finirebbe per imparare ad accoglierli positivamente, rendendo possibile utilizzare la pluralità come strumento di crescita delle coscienze.
Tra l'altro, c'è la tendenza spontanea a pensare che il dissenso sia espressione tipica della cosiddetta parte progressista, anarchica e indisciplinata, orientata per tradizione a chiedere maggiore libertà di movimento e di espressione. Invece (anche se molti, probabilmente, lo ignorano) negli ultimi decenni il Magistero si è trovato costantemente a fare i conti con una contestazione assai virulenta che proviene dalla "destra", ossia dall'ambiente più conservatore.
Nel libro sono affrontati molti argomenti sui quali si esprime il dissenso, a partire dalla pena di morte. Sul rispetto integrale della vita umana è proprio il dissenso a spronare l'autorità ecclesiastica a uscire dal relativismo delle interpretazioni, per decidersi a proclamare che il comandamento "non uccidere" chiede soltanto di non uccidere. Ad affermare l'assoluto rispetto della vita di tutti, buoni o cattivi che siano. A dichiarare che la pena di morte è illecita sempre e in ogni caso. Sono i dissenzienti a chiedere al Magistero un maggior rigore morale.

Dal sito: http://lists.peacelink.it

Se il dissenso è una virtù

Don Milani disse che “l’obbedienza non è più una virtù”. Altri tempi. Altre circostanze. Altre ragioni. Ma anche allora un mondo stava cambiando rapidamente nella sua dimensione sociale, economica e religiosa. Scenari nuovi, domande e bisogni a cui si era chiamati a rispondere… ponendo domande nuove, radicali… vere. Come oggi.L’elogio del dissenso di Antonio Thellung è un libro coraggioso, scritto da un uomo di fede, che osa interrogare dal di dentro le risposte che il Magistero e la Chiesa danno, o troppo spesso non danno, al nostro tempo. Dopo una prima ricostruzione storica della storia del dissenso, l’autore pone la questione sulla quale la Chiesa oggi delude con il suo non affrontare le domande: la pena di morte, la vita coniugale, l’eutanasia, il pluralismo delle esperienze religiose, la morale sessuale, la coscienza morale, la democrazia e il pluralismo all’interno della Chiesa. Un libro, questo di Thellung, che prova ad uscire dal dissenso privato e diffuso, aprendo un confronto con quanti avvertono l’insufficienza delle risposte della Chiesa oggi e il bisogno di un Magistero per coscienze vive, adulte, mature e responsabili. Un Magistero cioè che abolisca gli anatemi per favorire a viso aperto il confronto, sarebbe non solo auspicabile, ma anche necessario.

Dal sito: http://digilander.libero.it/gruppolaico/

È uscito il nuovo libro di Antonio Thellung dal titolo: Elogio del dissenso (edizioni La Meridiana). Si tratta di un libro discutibile (ovviamente) scritto apposta per far discutere. La prima parte traccia la storia del dissenso cristiano e la seconda sottolinea alcune motivazioni del dissenso odierno.
Speriamo che tutti gli interessati contribuiscano a farlo circolare, anche eventualmente regalandolo a chi può apprezzarlo, ma ancor più a chi è in disaccordo e quindi ha particolare bisogno di essere stimolato a riflettere.

da VOCE http://www.voce.it/
del 07 giugno 2007

PENSIERO LIBERO - Il dissenso necessità vitale
di Adamo Neri

"Elogio del dissenso " si intitola il nuovo libro di Antonio Thellung: "il dissenso - scrive l'autore - esiste da sempre nella Chiesa, i tentativi di stabilire autoritariamente che cosa sia giusto o sbagliato non hanno ottenuto risultati positivi, anzi, hanno portato a tradire Cristo, più volte come riconosciuto da Giovanni Paolo II nei suoi emblematici mea culpa. Se a suo tempo il dissenso fosse stato accolto con più attenzione e maggiore benevolenza, di quei mea culpa il papa avrebbe potuto risparmiarsene almeno alcuni".
La comunione ecclesiale, sottolineo comunione, che è più di democrazia, non è uniformità, ma piuttosto uno straordinario collante capace di legare insieme tutti i dissensi, che esistono comunque, sia che vengano espressi o taciuti. Con una differenza, però: espressi e accolti suscitano dibattiti creativi, mentre taciuti alimentano ambiguità, ipocrisie, fatalismo. Si puo' sperare in una Chiesa sempre meno gendarme e più luogo di accoglienza? Si può aspirare a un Magistero per coscienze adulte, più difficili da governare, ma unica speranza per il futuro? Di fronte all'inquietante situazione mondiale, un rapporto costruttivo col dissenso appare oggi più che mai urgente.
Questo libro è una breve storia del dissenso dalle origini ai giorni nostri, seguita dalle principali motivazioni per un dissenso odierno. Un libro denso di riferimenti, ma di facile lettura che invita a riflettere su dubbi, certezze, illusioni, che incoraggia a uscire dal dissenso privato per dibattere pubblicamente le proprie convinzioni personale. L'elogio del sissenso è una provocazione? L'autore risponde: "Tutt'altro, esprime piuttosto una necessità vitale, se il futuro appare preoccupante, è ovvio che solo delle coscienze adulte e responsabili sapranno affrontarlo in modo positivo. Ma come possono formarsi e consolidarsi se non attraverso il dialogo? E di che cosa è fatto il dialogo, se non di confronto e talora scontro tra consenso e dissenso?".
All'osservazione secondo la quale esiste una grande contraddizione nella Chiesa dei nostri giorni (ricerca di dialogo con le altre ''diverse'' religioni e confessioni, chiusura totale nei confronti delle ''diversità'' interecclesiali), Thellung risponde "Sì, negli ultimi decenni l'atteggiamento della Chiesa cattolica nei confronti delle altre religioni e confessioni ha visto aperture innovative, un papa nella sinagoga ebraica o al muro del pianto o nella chiesa luterana o nella moschea eccetera, ma non pare che al suo interno la mentalità sia cambiata. E' ancora troppo presente il concetto di Chiesa monolitica, nella quale non c'è posto per il dissenso e questo è forte di tanti equivoci". E infine alla domanda "ma un Magistero che accogliesse il dissenso, non svaluterebbe il suo ruolo?", l'autore risponde: "Al contrario, in fondo il dissenso costruttivo chiede alle autorità ecclesiastiche null'altro che il coraggio di farsi Magistero di coscienze adulte, più difficili da governare ma unica speranza per il futuro. Tanto più che aprirsi al dialogo non impedirebbe affatto al Magistero di affermare con determinazione le sue tesi, lasciando però a tutti la possibilità di conoscere e discutere ogni altra posizione presente nella Chiesa senza censure. Proprio questo costringerebbe le coscienze a uscire dagli atteggiamenti di sudditanza per imparare a distinguere personalmente quel che vale o non vale. In altre parole, a diventare adulte". 

da Il Ricciolo, ilricciolo.blogspot.com/
7 giugno 2007

 ...ma allora ci sono speranze...

L'autorità ecclesiastica mostra di provare una viscerale paura del dissenso, che è presente da sempre nella Chiesa. La comunione ecclesiale non è uniformità, ma piuttosto uno straordinario collante capace di legare insieme tutti i dissensi, che esistono comunque, sia che vengano espressi o taciuti. Con una differenza, però: espressi e accolti suscitano dibattiti creativi, mentre taciuti alimentano ambiguità, ipocrisie, fatalismo. Si può aspirare a un Magistero per coscienze adulte, responsabili, lungimiranti, più difficili da governare ma unica speranza per il futuro? Si può sperare in una Chiesa sempre meno gendarme e più luogo di accoglienza? Una Chiesa coraggiosa e incoraggiante che sappia educare al rischio di ricercare vita nuova? Di fronte all'inquietante situazione mondiale, un rapporto costruttivo col dissenso appare oggi più che mai urgente. La prima parte di questo libro traccia una breve storia del dissenso dalle origini ai giorni nostri. La seconda tocca alcuni argomenti che sollecitano un dissenso odierno, se si vuole ricuperare credibilità alla Chiesa e al suo Magistero.

Dal sito delle Comunità di Base www.cdbitalia.it

Riconciliarsi con il dissenso, per diventare cristiani "adulti".

“Elogio del dissenso”: così si intitola il nuovo libro di Antonio Thellung. “Il dissenso esiste da sempre nella Chiesa – scrive Thellung nelle prime pagine del suo libro. “I tentativi di stabilire autoritariamente che cosa sia giusto o sbagliato non hanno mai ottenuto risultati positivi, anzi, hanno portato a tradire Cristo più volte come riconosciuto da Giovanni Paolo II nei suoi emblematici mea culpa. Se a suo tempo il dissenso fosse stato accolto con più attenzione e maggiore benevolenza , di quei mea culpa il papa avrebbe potuto risparmiarsene almeno alcuni”.

da ADISTA del 16 giugno 2007 n. 43

ANCHE IL DISSENSO PUÒ ESSERE SPERANZA PER LA CHIESA. INCONTRO A ROMA

33931. ROMA-ADISTA. Il 28 maggio scorso, presso il Centro Russia Ecumenica, a Roma, si è svolta la presentazione del libro di Antonio Thellung: Elogio del dissenso (Editrice La Meridiana, pp. 200, euro13). Relatori Giancarlo Zizola, vaticanista del quotidiano il Sole 24 ore e il domenicano di Pistoia Alberto Bruno Simoni responsabile del periodico Koinonia. Coordinatore il medico psicanalista Gigi De Paoli, il quale ha introdotto l'incontro dicendo di aver percepito nel libro «l'esperienza di una persona che sta al capezzale di un soggetto molto sofferente, com’è attualmente la Chiesa”, aggiungendo che “il lavoro di Antonio Thellung appare come sforzo di chi crede ancora nella possibilità di dare speranza a un soggetto che sta soffrendo moltissimo”. Nella sua relazione, Zizola ha rilevato che “è a condizioni severe che Thellung accredita la piena pertinenza di uno statuto ecclesiale del dissenso riconoscendolo portatore di valori spesso emarginati dall’autorità religiosa”, perché “se la storia del dissenso è costellata di eretici o presunti tali, essa è anche affollata di santi e sante, fino ai nostri giorni”. Aggiunge che “Thellung si guarda bene da glorificazioni che si tradurrebbero in annessioni partigiane probabilmente arbitrarie: mantenendo la coerenza con il suo postulato, egli non applica al dissenso un paradigma dialettico, ma un criterio inclusivo», e inoltre che «a ragione moltiplica gli avvertimenti a non strumentalizzare il primato della coscienza come alibi o arbitrario capriccio soggettivo, o carismaticismo, incurante delle dinamiche comunitarie proprie della Chiesa”. P. Alberto Simoni ha ricordato che “proprio quando sembrava chiusa l’epoca delle scomuniche, siamo costretti a chiederci con Antonio: “In quest’epoca di guerre globali che travalicano ogni confine, ponendo tutti contro tutti, è forse utopia sperare che possa almeno cessare la guerra civile tra cattolici?”. “Da parte mia - ha risposto Simoni - non potrei mai rinunciare alla speranza, perciò amo sognare una Chiesa dove le pluralità di opinioni possano essere utilizzate, attraverso confronti creativi, come prezioso strumento di verifica, dialogo e incontro, nel nome di Gesù Cristo”. “Vorrei dire, concludendo, che questo tipo di dissenso si incarna per noi in don Lorenzo Milani, dato alla Chiesa perché il suo carisma venga riconosciuto, raccolto e testimoniato anche ai nostri giorni. Anche per questo c’è da essere grati ad Antonio di aver sollevato un velo su una risorsa - quella del dissenso - che rischia di rimanere nascosta come un tabù da evitare”. Nel suo brevissimo intervento, Thellung sottolinea ancora il suo punto di vista, secondo il quale elogiare il dissenso è il miglior contributo alla comunione ecclesiale, perché il dissenso esiste comunque, sia che venga espresso o taciuto. Con la differenza, però, che se viene espresso, accolto e discusso può suscitare dibattiti creativi e contribuire in modo determinate alla formazione di coscienze adulte.Il testo completo delle relazioni e degli interventi su www.elogiodeldissenso.it (il libro si può ordinare per e-mail scrivendo all’indirizzo comattino@elogiodeldissenso.it; telefonando allo 06/66150223; scrivendo alla Comunità del Mattino, via della Pisana 1100 – 00163 Roma).

Thellung: “Cancelliamo la parola scomunica” 
28 Maggio 2007 alle 21:26  - dal blog di Luigi Accattoli 

Antonio Thellung, cristiano libero e fantasioso amico, pubblica un altro libro, il più suo nel titolo,  Elogio del dissenso (Edizioni la Meridiana), e lo presenta al Centro Russia ecumenica di don Sergio Mercanzin che i visitatori del blog conoscono come amico di Milingo. Antonio propone un dissenso “affettuoso” – che cioè sappia presentare le proprie ragioni senza mettere mai alla prova la comunione ecclesiale – e suggerisce alle autorità della Chiesa di accoglierlo “benevolente”. Come si farebbe in famiglia. Sostiene che la parola scomunica, “la più anticristiana tra tutte”, dovrebbe essere “cancellata” dal linguaggio della Chiesa. Io non so se tutto ciò sia praticabile, ma dico che se lo fosse sarebbe bello. E dunque sostengo il sogno di Antonio e segnalo ai visitatori il sito con cui si presenta a chi vuole ascoltarlo: www.elogiodeldissenso.it Questo il suo biglietto da visita: “Felicemente sposato, padre, nonno e bisnonno, è stato educato al dissenso da figli e nipoti. Fondatore di comunità, ricercatore, pilota d’auto, pittore, scrittore, per molti anni si è dedicato all’assistenza di malati terminali. Raggiunta ormai l’età che comprime il futuro sta tentando di non sprecare il presente“. Io l’ho conosciuto nell’attività di assistenza ai malati e assicuro che la sua amicizia vale un tesoro.

sul blog di Luigi Accattoli http://www.luigiaccattoli.it/blog/?p=417 sono stati espressi diversi commenti sul dissenso

Mia figlia è nonna: non posso crederci! 
30 Maggio 2007 alle 10:48  - dal blog di Luigi Accattoli

“Ciò che mi stupisce non è il fatto che io sia bisnonno ma che mia figlia sia nonna. Sono già due i suoi nipotini e ancora non mi abituo a questa vertigine. La sento che dice al telefono ’sono nonna’ e di colpo avverto la profondità delle generazioni che sono venute da me e da Giulia, incredibile dono di Dio!” E’ il bisnonno Antonio Thellung (vedi post precedente) che mi parla così e dedico le sue parole ai visitatori che hanno figli e nipoti e qualcosa sanno - o intendono - di quella vertigine. 

 

 


 

 
 

 

 


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